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CHIESE DELLA NOSTRA CITTA'

Cattedrale

Paragonato ad “un monte fra i monti” il duomo di Campagna costituisce la testimonianza di un enorme sforzo collettivo, teso alla costruzione di un edificio che rappresentasse adeguatamente le dignità di “città” e di sede vescovile, acquisite da Campagna nel 1518 e nel 1525.
La prima pietra fu posta nel 1564. Alcuni storici rammentano che per le murature furono impiegati ma-teriali provenienti da edifici romani ancora esistenti sul territorio.
Dopo l’edificazione delle strutture murarie, durata ben 119 anni, i lavori di decorazione e abbellimento richiesero un periodo altrettanto lungo: nel 1740 il Capitolo Cattedrale aveva contribuito al completa-mento delle volte ad incannucciata, ma in quegli stessi anni determinante fu il contributo del vescovo Anzani che commissionò diverse opere come il Pulpito, realizzato da Giuseppe Astarita, il raffinato
Organo e il Crocifisso ligneo a grandezza naturale da collocarsi sull’altare maggiore.

Il Tempio è a tre navate, con croce latina, e si presenta con un ampio transetto, con delle navate laterali a cinque campate, un abside rettangolare e una scodella che fa da copertura all’incrocio dei quattro bracci.
La facciata si presenta scandita, al primo registro, da paraste in pietra viva che terminano con un capi-tello composito e che inquadrano i tre portali d’ingresso. Essa fu probabilmente completata alla fine del Seicento, come suggerisce un’iscrizione su un pinnacolo del portale sinistro (1693) , ma raccoglie co-munque diversi elementi scultorei dell’antica Collegiata tra cui spiccano, oltre ai cherubini degli architra-vi, due leoni inseriti alla base del portale centrale.
Il Campanile, con la sua altezza sproporzionata rispetto alla fabbrica della chiesa, crollò in parte nel ter-remoto del 1694, fu in seguito ricostruito e decorato alla metà dell’Ottocento.

Tra il 1965 e il 1968 il Duomo fu sottoposto a dei lavori di consolidamento e restauro, resisi necessari per via di cedimenti strutturali altri danni provocati dal secondo conflitto mondiale. L’avventata decisio-ne di rimuovere gli altari minori nelle navate laterali e la balaustra marmorea dall’altare maggiore furo-no giustificati dal Vescovo Nuzzi come un adeguamento ai nuovi dettami del Concilio Vaticano II.
Oltre alle spoliazioni nei lavori degli anni sessanta la Cattedrale ha subito notevoli danni nel terremoto del 1980, che provoco il crollo della volta ad incannucciata, del Coro e del secondo ordine della facciata. I lavori di restauro hanno riportato alla luce, con un criterio forse troppo invasivo, gli originali rilievi scul-torei in pietra che erano coperti da intonaco, in particolare sono riemerse le belle paraste in pietra con capitello corinzio e le croci policromate, risalenti alla prima consacrazione del 1683. L’edificio è stato riaperto al culto nel 1999.

 

Chiesa del S.S. Salvatore S. Antonino

Le prime testimonianze della Chiesa si hanno a partire dagli inizi del XIII secolo, coeve allo sviluppo del circostante quartiere di Zappino.
La Chiesa si presenta suddivisa in tre navate da cinque colonne in pietra con capitello dorico. Nulla sembra rimasto a conservare il ricordo del più antico impianto medievale, i continui rifacimenti hanno reso problematica la lettura della fabbrica legata al culto di S.Antonino.
Dal XIII sec ospitò la Colonna a cui venivano legati gli indemoniati ed alla quale era stato legato il Santo benedettino flagellato dai demoni.
La tradizione ricorda che il prezioso cimelio fu ceduto dai benedettini dell’Abbazzia di S.Maria la Nova quando, nel 1258, decisero di abbandonare il convento a causa della malaria che infestava la zona.
L’impianto cinque-seicentesco della Chiesa si conserva solo nella parte della navata centrale. L’intero invaso centrale è dominato dal soffitto dorato e intagliato con un ricchissimo programma decorativo. Gli intagli incorniciano tre tele settecentesche della bottega di Michele Ricciardi, le quali raffigurano la Trasfigurazione del Signore; la Madonna in trono tra i santi Gerolamo e Giuseppe; il Miracolo della liberazione della posseduta.
La prima tela richiama il titolare della Chiesa, cioè il SS. Salvatore, che si celebra il giorno della Trasfigurazione. La Tela centrale rappresenta la Madonna in Trono tra i santi Gerolamo e Giuseppe, ai piedi del trono vediamo l’esecuzione, da parte di uno scultore, di un bassorilievo che rappresenta il Miracolo della Neve a Roma, evento che richiama la titolare dell’antica Confraternita della Chiesa: S.Maria della Neve.
Il terzo dipinto raffigura il Miracolo di S.Antonino che libera dalla possessione diabolica una donna legata alla colonna taumaturgica del Santo per il rito dell’esorcismo.
L’unica notizia pervenutaci dell’antica costruzione riguarda il primitivo orientamento della fabbrica, inverso all’attuale. Nel Settecento infatti il Duca Pironti volle invertire l’ingresso in modo da risultare affiancate la facciata della Chiesa a quella del suo nuovo Palazzo. A questo cambiamento seguirono un'altra serie di modifiche all’interno della struttura.
Al 1715 risale l’organo a canne appoggiato sulla parete d’ingresso. All’inizio del Novecento vi furono nuovi pesanti interventi che interessarono la parte dell’abside, la quale subì anche dei danni dai bombardamenti dell’ultimo conflitto e venne ricostruita nell’immediato dopoguerra.
Il prospetto è stato anch’esso oggetto di incongrui rifacimenti nel dopoguerra, con una condizione che oggi appare piuttosto aggravata dal punto di vista della qualificazione architettonica. Resta per fortuna al suo posto il bel portale in pietra viva sormontato da elementi decorativi settecenteschi.
Si conservano oggi, oltre al Soffitto intagliato, alle tele e all’organo, la statua lignea seicentesca di S.Antonino, l’altare in marmi policromi nella Cappella del Santo e una pregevole statua in argento dello stesso soggetto, opera settecentesca di argentieri napoletani.

   
   

 

Chiesa di S.Bartolomeo

Le notizie sulla fondazione del monastero e dell’attigua Chiesa sono molto scarse e a volte contraddittorie. Una fonte riporta l’esistenza già dopo la metà del XIII sec di un cenobio assegnato ai domenicani ai piedi del Castello Gerione. Un altro documento sostiene che la parrocchia di S.Bartolomeo solo dopo il 1408 fosse affidata all’ordine dei Predicatori.
È probabile comunque che il Convento sia stato commissionato tra il 1496 e il 1503 per volere di Francesco Orsini, Duca di Campagna.
L’attiguo edificio della Chiesa non può essere datato con certezza, si può solo ricordare che l’originario aspetto “essenziale” dell’interno doveva essere caratterizzato da un semplice soffitto a capriate, dalla navata unica che, dal punto di vista cultuale, focalizzare l’attenzione dei fedeli sull’altare maggiore e sul crocifisso, questo secondo una tipologia planimetrica privilegiata dai domenicani.
La Chiesa è costituita da un unico ambiente rettangolare con due cappelle laterali e da un abside quadrata definita da un arcone a tutto sesto. L’aula, disadorna, un tempo doveva essere impreziosita da pitture, ancora evidenti in qualche lacerto. Ospita attualmente quattro edicole settecentesche in stucco, le cui prime tre incorniciano quadri raffiguranti santi domenicani, e l’ultima diventa una nicchia che ospita la statua lignea di S.Vincenzo Ferrer.
Il ricchissimo soffitto ligneo intagliato e dorato, fa da fondale a tre tele che richiamano i soggetti Titolari della Chiesa: il martirio di S.Bartolomeo; la consegna del rosario a S.Domenico; Crocifissione. I dipinti vengono attribuiti alla Scuola del Solimena, ipotesi rafforzata dal diretto riscontro compositivo della tela centrale con una autografa del maestro conservata nel Duomo di Aversa.
Le due cappelle laterali sono aggiunta successiva e furono costruite quando i monaci cedettero il suolo a due confraternite perché fossero ivi costruiti i loro oratori.
La Cappella sinistra è sede della Confraternita del SS.Rosario, fondata nel 1605. Presenta degli stucchi ottocenteschi e un ricco altare in marmi al di sopra del quale si eleva la nicchia in cui trova posto la statua “a manichino” della Vergine del Rosario, l’edicola è arricchita da quadretti con la rappresentazione dei 15 Misteri del Rosario.
Nella Cappella destra si trova un raffinato altare ligneo intagliato e dorato che custodisce un Crocifisso ligneo del XIV sec, poi vestito e velato nel Settecento. La Cappella e l’attiguo oratorio sono sede della Confraternita del SS.Nome di Dio e Crocifisso, istituita nel 1593, che dedica cura al culto del Crocifisso, effige molto venerata dai campagnesi.
Inoltre la Confraternita conserva diverse suppellettili e preziosi manufatti come ostensori e tronetti, opera di argentieri napoletani del Settecento.

   
   

 

Chiesa di Santo Spirito

Le vicende storiche di questo complesso sono strettamente legate a quelle della costruzione del Convento delle Benedettine, attiguo all’antica Chiesa della SS.Trinità che già nel Seicento veniva descritta in uno stato di forte degrado.
L’antica fabbrica venne quindi completamente demolita nel 1752 e ricostruita grazie all’iniziativa del Vescovo Anzani, alla guida alla Diocesi di Campagna dal 1736 al 1770, il quale fece eseguire anche dei lavori di canalizzazione delle acque, le cui sorgenti si trovavano proprio sotto le fondazioni della nuova S.Spirito.
Il presule inoltre dettò precise istruzioni circa la progettazione della nuova chiesa che ricordiamo fungeva anche da cappella per le monache di clausura e quindi doveva rispondere a particolari esigenze.
La Chiesa si presenta con una facciata rusticamente intonacata che, molto alta, incombe sulla stretta stradina antistante ed è severamente modulata da lesene centrali, quasi a fascio. Il portale in piperno, sovrastato da stemma, è estremamente semplificato nelle strutture verticali.
L’interno è di grande interesse,frutto di una personalità dotata di grande sensibilità e al corrente dei più recenti dibattiti in campo artistico e architettonico. Esso è costituito da una forma longitudinale, un ordine gigante di paraste composite scandisce l’intero ambiente ed è raccordato da un cornicione aggettante. In questo registro architettonico sono contenuti sei coretti ai quali si affacciavano le monache e che sono protetti da una fitta grata lignea, paziente lavoro di intaglio.
La copertura è costituita da una volta a botte centrale di raccordo fra le cappelle sull’asse trasversale e da due semicalotte, l’insieme è caratterizzato da una certa fluidità spaziale.
Non si conosce il nome dell’architetto napoletano che fu consigliato al Vescovo Anzani ma alcune soluzioni stilistiche richiamano quelle adottate a Napoli da Giuseppe Astarita in S.Anna a Porta Capuana ed in S.Raffaele a Materdei.
Da alcuni documenti sappiamo che il presule conosceva l’Astarita il quale sarebbe stato interpellato anche per la lavorazione del pulpito della Cattedrale, nonché per le acquasantiere nella stessa chiesa di S.Spirito.
L’ambiente interno è impreziosito da stucchi barocchi, purtroppo poco esaltati da un’inadeguata policromia di fattura recente. Conserva preziose tele e statue lignee, databili al Settecento, tra cui una raffinata statua di S.Michele; la statua a “manichino” della Madonna dei “Cinturati” e dei quadri di soggetto agostiniano e francescano, provenienti dalle distrutte chiese della Concezione e dell’Annunziata.

   
   

 

Chiesa di S.Giovanni Battista

La Chiesetta di S.Giovanni Battista rappresenta nella città un significativo esempio di architettura barocca. Risalente al XVIII sec, è l’unica struttura del genere esistente a Campagna.
La facciata dell’edificio appare senza alcuna soluzione di continuità fra le fabbriche civili allineate lungo il corso principale del centro storico.
Il primo ordine della facciata è modulato su quattro paraste doriche in pietra. Sul registro superiore, le quattro paraste che caratterizzano il primo livello si trasformano in risalti in stucco con capitelli compositi. Al centro domina un finestrone ad arco ribassato con sinuosa cornice e ricco cartiglio.
L’invaso è costituito da un ambiente quadrato la cui copertura si risolve con una cupola emisferica su breve tamburo nel quale si aprono le fonti luminose.
Lo spazio appare dilatato dalla formazione di nicchie laterali poco profonde e da un absidiola coperta con semicalotta che ospita un’edicola con la statua lignea di S.Giovanni Battista. I giochi chiaroscurali sono affidati alla iterazione degli aggetti e degli incavi delle decorazioni in stucco.
Il tamburo e la cupola costituiscono il campo di un vastissimo programma decorativo. Simile è la decorazione dell’abside, sopraelevata rispetto all’invaso quadrato ma unita ad esso dall’ininterrotta continuità del cornicione. Molto più raffinati che in altri ambienti, gli stucchi di derivazione vaccariana sono in buono stato di conservazione. Alla controfacciata è poggiata una cantoria su cui è montato un piccolo organo a canne del Settecento, decorato con intagli dorati.

   
   

 

Convento Madonna d'Avigliano

Il convento appartenuto ai francescani, riformati dopo la visita di S. Bernardino da Siena avvenuta nel 1440, conserva un chiostro sostenuto da colonne ed archi rinascimentali con stemmi gentilizi, nelle lunette affrescate nel 1575 è rappresentata la vita di S. Francesco di Assisi. Suggestiva è la chiesa con colonne medioevali e arredi tombali, lapidi, statue e quadri appartenenti al XVI e al XVIII secolo.
Fino agli anni sessanta veniva usata come seminario estivo della ex Diocesi di Campagna e Acerno.

 

   
   

 

Eremo di S.Michele

L’eremo su Montenero (1000 mt s.l.m.), lontano dal centro abitato, in una grotta frontale alla Valle del Sele e al Golfo di Salerno, è strutturato da camere su vari livelli; la prima è destinata a cappella, probabilmente del XVI secolo. Due sono le statue di S. Michele, l’una policroma del XVIII secolo, l’altra del XX. Era la meta prediletta del probabilista Juan Caramuel y Lobkovitz vescovo di Campagna (sec. XVII) famoso per la sua mentalità e produttività leonardesca. Il luogo è curato da una commissione laica, che solennizza il rito religioso l’8 maggio e 29 settembre con la benedizione delle terre.

 

 

   
   

 

 

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